Parigi 1830, i primi negozi espongono in vetrina.

Parigi 1830, i primi negozi espongono in vetrina.

Dalla strada alla vetrina, un solo passo rivoluziona tutti i negozi.

Intorno al 1830 nascono a Parigi i “passage”, i primi negozi che espongono i prodotti in vetrina anziché all’esterno dei locali come fanno ancora oggi i negozi di fiori e quelli di frutta e verdura. Questi negozi introducono alcune sostanziali novità riguardo il modo di esporre i prodotti e di relazione con il cliente, di fatto annunciano l’imminente nascita dei grandi magazzini. Questi nuovi spazi di vendita prevedono una continua rotazione di prodotti alla moda e le merci in vendita devono essere esposte sempre più in maniera seduttiva per attirare l’attenzione del cliente e indurlo all’acquisto. I commessi provengono spesso dalle scuole di belle arti e riversano la loro creatività nel disegnare le linee di prodotto e le vetrine. Le attività che il cliente può effettuare ed i servizi a sua disposizione sono molteplici, tutto ciò anticipa la tendenza contemporanea di intrecciare diverse categorie merceologiche e miscelare spazi di intrattenimento con quelli di vendita.

I primi negozi con vetrina illuminazione

In breve tempo i negozi cambiano fisionomia e le zone commerciali, grazie anche ai progressi tecnologici di quegli anni che consentono la produzione di pannelli in vetro di grandi dimensioni da utilizzare come vetrine, si differenziano sempre più dalle aree residenziali perché più scenografiche e seduttive. L’avvento dei grandi magazzini (Bon Marché 1852) spinge i negozianti ad esporre in un unico spazio vetrina differenti categorie merceologiche e a ricercare scenografie sempre più accattivanti, nasce in questi anni la figura professionale del visual merchandiser.

I primi negozi con vetrina e illuminazione

1909 Selfridges Londra illumina le vetrine

Solo nel 1909, con l’apertura di Selfridges a Londra, compaiono le prime luci in vetrina che consentono ai ricchi borghesi di ritorno dal teatro di apprezzare lo “spettacolo” dei prodotti esposti anche di notte. All’interno dei grandi magazzini vengono allestite intere aree non destinate alla vendita bensì destinate a rendere più piacevole la permanenza di clienti e relativi accompagnatori. I negozi vengono via via arricchiti con valori emozionali non necessariamente collegati ai prodotti in vendita che hanno lo scopo di attirare il maggior numero possibile di clienti. Solo qualche hanno più tardi i più importanti architetti dell’epoca (Parigi 1936, Bat’a negozio popolare di scarpe progettato dall’architetto Le Corbusier ) vengono chiamati a disegnare l’architettura di interi edifici destinati al commercio. Imprenditori facoltosi e molto ambiziosi sono intenzionati a creare vere e proprie macchine per la vendita dei loro prodotti. In breve tempo l’illuminazione assume un ruolo rilevante all’interno di tutti i progetti. Compaiono così insegne a caratteri cubitali che hanno il compito di imprimere il marchio nella mente dei passanti e pannelli retroilluminati per fornire all’interno del punto vendita la giusta quantità di luce in ogni momento della giornata. La vetrina è intesa come un portico che “risucchia” il cliente all’interno del negozio e allo stesso tempo catapulta all’esterno l’intera gamma di prodotto disponibile.

La rivoluzione dei grandi magazzini Rinascente-Upim

Nel 1970 i grandi magazzini Rinascente-Upim introducono per primi il concetto di immagine coordinata, nasce così la figura del retail designer, figura multidisciplinare che abbraccia tra le sue competenze anche la scelta delle strategie di illuminazione dei singoli punti vendita.

Negli anni ’90 i budget dedicati al marketing raggiungono cifre iperboliche per supportare il sistema dei super-brand che con l’utilizzo di testimonial famosi, stilisti e modelle ha il compito di veicolare la notorietà del marchio a livello globale. Negozi e vetrine si riempiono di monitor e strumenti tecnologici di ogni tipo, luce e video con sistemi integrati, talvolta anche suoni e profumi che hanno il compito di ricreare ambienti multisensoriali. Architetti ed interior design vengono coinvolti in questo processo per dare forza al marchio e comunicare un preciso messaggio a livello urbano, nascono i flagship store. Il XXI secolo si apre con l’affermazione dell’ e-commerce e vengono stravolte le regole del gioco. Il cliente può consultare tutta la produzione di un’azienda direttamente su internet , tutte le fasi di acquisto possono essere svolte in autonomia senza neppure mettere piede in negozio. Secondo le più recenti teorie il negozio “reale” potrà sopravvivere al negozio “virtuale” solo se sarà in grado di offrire una vera e propria esperienza di acquisto ricca di stimoli e di relazioni. Sarà la ricchezza emozionale dello spazio di vendita a decretare la sopravvivenza del negozio tradizionale per il popolo web.

Collegamenti esterni

Nessun collegamento.

Lascia un commento